lunedì 29 dicembre 2008

Elezioni Amministrative in Venezuela

Le elezioni elezioni amministrative venezuelane del 23 novembre 2008 hanno fatto registrare un affluenza di circa il 66% della popolazione ed i risultati sono di 17 stati a favore del PSUV (Partito Socialista Unitario del Venezuela) del presidente Hugo Chávez contro 5 dell’opposizione.
Il PSUV si consolida in tutto il paese anche se una nota negative esiste, ed è la sconfitta del candidato socialista alla poltrona di sindaco di Caracas e quella dell'area urbana intorno alla capitale; entrambe le cariche sono state conquistate dall'opposizione con meno del 52% delle preferenze.

Un argomento di riflessione arriva dalle cinque regioni venezuelane dove l'attuale opposizione di Chavez ha vinto: sono gli stati più ricchi e popolosi, in cui da quando Chavez si è diventato presidente è nata una nuova classe sociale: la classe media. Questa classe è riuscita a liberarsi dalla povertà da cui viveva ed ora desidera porre tra loro e le persone che ancora sono povere un chiaro segno di demarcazione per cui adesso desidera la sicurezza invece della giustizia sociale, il mantenimento della propria condizione economica invece della redistribuzione della ricchezza.
Un nuovo argomento su cui vale la pena soffermarsi è il numero di preferenze ricevute dall'opposizione che non riesce a colmare il grande divario con la maggioranza al governo. Questo divario sottolinea la fiducia della popolazione verso il proprio presidente ma anche verso un partito, Partito Socialista Unitario del Venezuela, che ha visto la luce solo due anni or sono e che adesso è il primo partito venezuelano.

Chavez analizzando il voto ha detto: "La nostra è una grande vittoria e ha dimostrato che qui in Venezuela esiste un sistema democratico e si rispetta la volontà popolare. Io riconosco che l'opposizione abbia avuto un buon risultato in cinque stati. Spero che loro facciano altrettanto e riconoscano la nostra vittoria". Finalmente queste elezioni amministrative evidenziano in modo innegabile che il Venezuela è una democrazia e non un regime dove lo schieramento vincitore ha una maggioranza bulgara, come molti detrattori del paese volevano farci credere, ma invece la vittoria è andata a chi ha raccolto circa il 61% delle preferenze. Speriamo che tutti iniziano a capire che in Venezuela impera la democrazia.

giovedì 25 dicembre 2008

Operazione Limpieza

In Messico la Procura Generale della Repubblica per contrastare i trafficanti di droga ed i loro cartelli ha organizzato vari filoni di indagini ed una di queste ha il nome di Limpieza (pulizia).
L'operazione Limpieza è scattata lo scorso ottobre ed ha già portato ad alcune incriminazioni ed arresti eccellenti come quello di Gerardo Garay, che è stato costretto a dimettersi dal ruolo di vicecapo della Polizia Federale Preventiva perché accusato di trasmettere ai cartelli dei narcos informazioni sulle indagini.

Ricardo Gutierrez Vargas, capo dell'Interpol messicana, è stato arrestato domenica 16 novembre con l'accusa di aver anche lui rivelato informazioni sulle indagini e sui blitz che l'Interpol avrebbe effettuato ai danni del cartello di Sinaloa.
Vargas è stato accusato da Beltran Leyva, un capo del cartello di Sinaloa, che ha avvalorato le intuizioni della polizia affermando che il capo dell'Interpol percepiva circa 400 mila dollari al mese per comunicare le informazioni e per la sua collaborazione nell'organizzare il traffico di droga in Messico e USA.
E insieme a Vargas sono indagati anche altri due importanti dirigenti del Siedo (Subproxuraduria de Investigacion Especializada en Delinquencia Organizada): Gerardo Garay e Rodolfo La Guardia attuale direttore del Despligue Regional dell'Agenzia Federale d'Investigazione.

Felipe Calderón, presidente messicano, per far fronte a questa massiccia offensiva dei cartelli della droga ha deciso di inviare l'esercito nelle zone dove lo Stato ha ormai di fatto perso il controllo della situazione.
A Tijuana, città a pochi chilometri dal confine statunitense, ormai da tempo controllata dai narcotrafficanti che si contendono il controllo dei flussi della droga a colpi di agguati e morti (dall'inizio del 2008 ci sono già stati oltre 650 morti assassinati), si avrà il dispiegamento di militari più ingente per cercare di riportare la situazione alla normalità.
La scelta di Calderón di inviare l'esercito è stata obbligata dalla situazione difficile. Se secondo le accuse, gli alti funzionari preposti a combattere i narcos fossero veramente legati ai narcotrafficanti, la situazione in Messico sarebbe ancor più drammatica di quanto non è oggi; basta ricordare che gli artefici della politica anti-narcos hanno da poco perso la vita in un misterioso incidente (Morti in Messico gli artefici della politica anti-narcos)

domenica 21 dicembre 2008

Altri 13 militari implicati nei "falsos positivos"

Il ministro della difesa colombiana ha reso noto, il 16 novembre 2008, che il Governo di Álvaro Uribe ha destituito altri tredici militari che secondo le prove raccolte della magistratura sono implicati nei casi dei "falsos positivos"
Ai ventisette militari già allontanati dall'esercito (I "falsos positivos" in Colombia) per il caso della sparizione di undici giovani di Soacha (i quali furono sequestrati, fucilati e poi trasportati in campagna per simulare uno scontro a fuoco tra rivoluzionari ed l'esercito) si sommano i tredici militari deposti che sarebbero responsabili della morte di sette persone nella regione di Sahagún.
Il ministro della difesa ha continuato affermando che la magistratura si sta occupando di tutti i casi segnalati e che l'esercito colombiano isolerà ed allontanerà coloro che non rispettano la legge.
Non è facile per il governo Uribe essere credibile nel perseguire i colpevoli di atti così vergognosi, come la violazione dei diritti umani, dato che la magistratura ha avviato numerose indagini sulle connessioni tra politica e paracos (Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari, Paramilitari nella politica colombiana, Si allarga lo scandalo tra Paracos e Politica)
dove numerosi esponenti del governo e della maggioranza parlamentare sono implicati.
Chissà se questa nuova onda di giustizialismo che "sacrifica" pochi militari non sia soltanto un modo per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dagli scandali giudiziari che vedono il governo implicato?

martedì 16 dicembre 2008

Morti in Messico gli artefici della politica anti-narcos

Il 5 novembre 2008 un aereo, Lear Jet 45, che tornava dallo stato di San Luis Potosì si è schiantato a Città del Messico vicino a Paseo de la Reforma; l'incidente ha causato 15 morti e molti feriti gravi.
Sull'aereo erano presenti il Ministro dell'Interno messicano, Juan Camilo Mourino, ed anche Josè Luis Santiago Vasconcelos, ex viceprocuratore generale della Repubblica ed artefice delle operazioni contro il narcotraffico che sono scattate alcuni mesi prima dell'incidente; entrambi hanno perso la vita.
Le autorità affermano che la causa dello schianto posso essere o un errore umano oppure un guasto meccanico, ma le dinamiche dell'accaduto fanno sorgere qualche dubbio sulla versione ufficiale. L'aereo era a pochi km dalla pista di atterraggio , percorreva la rotta prestabilita e non ci sono stati contatti radio anomali in cui si notificavano guasti o problemi al velivolo; per di più le condizioni atmosferiche erano buone.

Quindi la versione ufficiale e le osservazioni appena esposte fanno sorgere almeno un dubbio sulla versione ufficiale.
I dubbi sono amplificati dal fatto che alcuni appartenenti al cartello della droga di Sinaloa (con a capo Chapo Guzmán) furono arrestati all'inizio del 2008 perché preparavano un attentato contro Vasconcelos.
Santiago Vasconcelos era da circa venti anni a capo della Siedo, la Procura per la lotta al narcotraffico, e collaboratore per il governo in materia di sicurezza. Vasconcelos aveva ottenuto molti successi durante la sua carriera come l'estradizione del capo dei narcos del Golfo Osiel Cárdenas e di Héctor "El Güero" Palma del cartello di Sinaloa.
Se a tutto questo si aggiunge anche l'incandescente situazione messicana in cui i narcos nello scorso settembre portarono a compimento un attacco a Morelia dove uccisero cittadini comuni durante i festeggiamenti per l'indipendenza, ed i più di seimila morti da quando il governo Calderon si è insediato, i dubbi sul presunto incidente in cui ha perso la vita il Ministro degli Interni ed il capo della Siedo si fanno più consistenti e forse fondati.

giovedì 11 dicembre 2008

Scoperti nuovi giacimenti di greggio in Brasile

Il presidente della Petrobras, José Sergio Gabrielli, in una conferenza stampa dei primi di novembre ha comunicato che nelle acque brasiliane sono state effettuate alcune ricerche per capire se nel sottosuolo ci fossero possibili giacimenti petroliferi.
Gabrielli ha concluso affermando: "Il giacimento della baia di Tupi ha riserve pari a otto miliardi di barili. Non ci è possibile fare valutazioni precise su tutti gli altri giacimenti come Jubarte, Caramba, Jupiter".

Le ricerche effettuate da Petrobeas avrebbero individuato a migliaia di metri di profondità sotto il livello del mare alcuni giacimenti di petrolio (il presunto giacimento davanti alla città di Santos è a sei mila metri di profondità).
Queste scoperte sono il frutto degli enormi investimenti in ricerca ed esplorazione, circa un miliardo di dollari tra il 2007 e 2008, che hanno portato ad esplorare 18 siti dove è stato trovato dell'oro nero; la quantità ancora non è stata stimata ma indiscrezioni parlano di cifre importanti circa 36 miliardi di barili.
L'estrazione da questi presunti nuovi giacimenti non è assolutamente semplice sia per le profondità elevate sia per la presenza di uno spesso strato di sale che li ricopre; per questi motivi saranno necessari nuovi investimenti per rinnovare le attrezzature tecniche di Petrobras e l'estrazione vera e propria inizierà solo tra alcuni anni.

Il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha reso noto che tutti i ricavi dell'estrazione del greggio verranno destinati alla popolazione brasiliana seguendo l'esempio della Norvegia sempre che la politica interna non cambi e che non ci siano ingerenze esterne.

lunedì 8 dicembre 2008

Processo Fujimori

L'ex presidente del Perù Alberto Fujimori è attualmente implicato nel processo istruito presso la Corte Suprema de Justicia per crimini contro l'umanità.
Il giurista Omar Chehade afferma che "ci sono stati alcuni giochi di potere non molto chiari per ricomporre il tribunale supremo, che avverrà definitivamente a fine anno, con la elezione del nuovo Presidente della Corte Suprema de Justicia de la República".
Chehade continua affermando che persone vicine a Fujimori si stanno adoperando per spostare l'attenzione dal piano giuridico a quello politico descrivendo le azioni dell'ex presidente, degli anni novanta, come le uniche adatte per combattere il terrorismo e pacificare lo stato. Il fatto incontrovertibile è che negli anni novanta si verificarono uccisioni extra giudiziarie, programmi per la guerra a bassa intensità ed il più alto tasso di corruzione che il Perù abbia mai conosciuto.
Chehade è stato il il capo della Unidad de Extradiciones de la Procuraduría Ad Hoc Anticorrupción che ha investigato sul caso Fujimori - Montesinos per crimini contro l'umanità, ed afferma che le prove raccolte sono più che sufficienti perché sia condannato per l'uccisione di 25 persone tra il Barrios Altos e la Universidad La Cantuta. Una delle prove più importanti a carico di Fujimori è un'intervista rilasciata dal maggiore Santiago Martín Rivas, ex-capo del gruppo paramilitare "Colina" al giornalista Umberto Jara, in cui afferma che l'ex presidente, Wladimiro Montesinos ed il comando militare ordinarono di intraprendere azioni per avviare una guerra a bassa intensità contro i movimenti, sia politici sia guerriglieri, di sinistra.
Nell'intervista Rivas afferma: "Gli autori materiali delle azioni e quindi delle uccisioni furono i militanti del Grupo Colina che ricevettero le prime istruzioni per combattere i movimenti di sinistra e successivamente nel 1995 l'amnistia per i reati commessi".
La Fiscalía Suprema peruviana ha richiesto per Fujimori 30 anni di prigione come mandante degli omicidi

venerdì 5 dicembre 2008

'El Panzón' e Luis Posada Carriles

Il Ministro della sicurezza pubblica di El Salvador, René Figueroa, sta negando da più di un anno l'autorizzazione per l'arresto di Francisco Chávez Abarca, uno dei complici di Luis Posada Carriles nella campagna terroristica contro Cuba nel 1997.
Lo scorso anno la Comisión de Relaciones Exteriores del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN) chiese al ministro René Figueroa di porre in stato di arresto il terrorista Francisco Chávez Abarca detto 'El Panzón'.
Abarca al momento della richiesta del FMLN era in carcere perché doveva scontare una pena di due anni perché implicato in furto e contrabbando internazionale di auto.
Le informazioni che sono in mano alla polizia di El Salvador e di molti altri paesi confermano che 'El Panzón' organizzò e partecipò, tra l'aprile ed il maggio del 1997, a vari atti terroristici a Cuba che culminarono con l'esplosione di un hotel a La Havana in cui morì l'imprenditore italiano Fabio Di Celmo.

Il salvadoreño Ernesto Cruz León, è il mercenario che materialmente pose l'ordigno che uccise Di Celmo, affermò che Luis Posada Carriles e Ernesto Cruz León lo contattarono e gli commissionarono l'attentato. Sempre León affermò che vide dei documenti e delle ricevute bancarie, durante gli incontri con i due terroristi, in cui compariva la Fundación Nacional Cubano Americana come committente.
Sempre secondo le testimonianze di León e di altri mercenari che furono arrestati successivamente, tutte le operazioni terroristiche pianificate nel 1997 contro Cuba furono organizzate da un appartamento di El Salvador con la complicità di paramilitari salvadoregni di estrema destra molto vicini al partito di destra ARENA, partito del ministro René Figueroa.

I legami tra il terrorismo anti-cubano ed El Salvador sono sempre molto stretti perché nell'aprile 2008 Luis Posada Carriles (vissuto molti anni in El Salvador, finché nel novembre 2000 è stato arrestato a Panama con un falso passaporto salvadoreño a nome di Franco Rodríguez Mena) incontrò segretamente a Los Angeles (USA) il presidente salvadoreño Antonio Saca, i deputati statunitensi cubano-americano per cercare di raccogliere fondi segreti per la prossima campagna presidenziale del partito ARENA.
Questi fondi occulti serviranno per sovvertire, legalmente e illegalmente, tutti i sondaggi che danno il candidato del FMLN come vincitore alle prossime elezioni.

lunedì 1 dicembre 2008

I "falsos positivos" in Colombia

Il presidente della Colombia Álvaro Uribe il 31 ottobre 2008, ha rimosso circa 30 militari tra ufficiali, sottufficiali e tre generali che, dopo accurate indagini militari, sarebbero implicati nello scandalo dei "falsos positivos".
I "falsos positivos" sono persone che vengono fatte passare da guerriglieri, (soprattutto contadini, attivisti sociali e giovani che vivono nei sobborghi delle grandi città) sequestrate, giustiziate ed infine trasportate in aree rurali dove viene inscenato un conflitto a fuoco contro l'esercito e la polizia.

Uribe nel suo intervento per spiegare l'accaduto alla nazione ha affermato: "Alcune persone sono coinvolte in crimini risultato di una confabulazione tra delinquenti e appartenenti all'esercito, che hanno come interesse assassinare innocenti per dare la sensazione che si stiano combattendo i criminali in quelle regioni, quando i veri criminali sono associati all'esercito per commettere quei crimini".
Le parole di Uribe suonano come false e strumentali dato che è lui il comandante in capo dell'esercito e che è proprio lo stato maggiore dell'esercito colombiano ad aver ideato una specie di sistema che premia con denaro e licenze i soldati se uccidono guerriglieri o criminali; quindi è stato il Governo che ha dato il via a questa spirale di violenza basata sul numero di cadaveri che si riesce a lasciare sull'asfalto.

Sempre il 31 di ottobre le organizzazioni che si occupano di diritti umani in Colombia e riunite nel Cceeu (Coordinazione Colombia Europa Stati Uniti) hanno presentato i dati del loro lavoro soffermandosi sul rapporto dal titolo "Esecuzioni extra giudiziarie: realtà innegabile".
I dati che hanno raccolto sono incredibili e sono la diretta conseguenza della politica del governo che ha varato il piano di "Seguridad democrática" nel giugno del 2002. Dalla nascita del piano di "Seguridad democrática" fino al giugno del 2007 il rapporto parla di 1000 esecuzioni extra giudiziarie e di 235 desaparecidos la cui responsabilità ricade su esercito e polizia.
Oltre a questi dati ormai ufficiali si sommano i 360 morti che la Cceeu ha contato dal luglio 2007 fino ad oggi. Tutti questi casi sono oggetto di indagini da parte della Corte Penale Internazionale.

La Corte Penale Internazionale ha avviato indagini approfondite per i rapporti tra paramilitari e politici a cui si sommano quelle per le violazioni dei diritti umani (La corte penale internazionale in Colombia).
Uribe non si ricorda che nel giugno 2007 affermò: "Adesso la strategia della guerriglia è un'altra. Ogni volta che si uccide un guerrigliero immediatamente si mobilitano i suoi portavoce nazionali e internazionali per dire che si è trattato di una esecuzione extra giudiziaria, però le forze armate hanno posto tutta l'attenzione necessaria per non dar luogo a queste accuse".
Non è che la sua nuova posizione è frutto proprio del momento di grande pressione che sta vivendo il suo esecutivo, alle prese con i rapporti tra paramilitari e politici e le violazioni dei diritti umani su cui la Corte Penale Internazionale ha avviato indagini approfondite?

giovedì 27 novembre 2008

I fondi pensioni in Argentina

Il governo argentino continua nella sua politica di protezione sociale nazionalizzando i fondi pensionistici privati.
La decisione presa dalla presidentessa Cristina Kirchner è stata dettata anche dal momento negativo della finanza mondiale e soprattutto del comparto bancario che gestisce i fondi pensione più importanti.
La privatizzazione della previdenza sociale venne concepita ed attuata dal presidente Ménem nel 1994 in un periodo in cui l'Argentina sottostava ai preziosi suggerimenti del FMI e della Banca Mondiale che, come tutti sanno, l'hanno portata alla bancarotta nel 2001.

I fondi pensionistici privati interessavano circa 10 milioni di lavoratori che davano vita ad un giro di affari di circa 25 miliardi di euro; con questa riforma i fondi privati confluiranno nel fondo pubblico, già scelto da circa 6 milioni di lavoratori, che uniformerà le procedure per le liquidazioni ed il pagamento delle pensioni.
Nel corso del 2008 i fondi pensioni privati hanno perso circa il 23% del loro valore e l'aggravarsi della crisi finanziaria continua ad aumentare le perdite.
La presidentessa ha affermato che la riforma "era necessaria per contrastare l'impatto negativo che la crisi finanziaria mondiale ha avuto sulle pensioni" e per far sì che "l'epoca politica del saccheggio degli anni '90" si concluda definitivamente.

lunedì 24 novembre 2008

La Minga de los pueblos in Colombia

Il 12 ottobre è stato festeggiato l'anniversario della scoperta del nuovo continente che in Colombia viene chiamato El día de la raza. Questa ricorrenza ha dato il via alla protesta delle popolazioni indigene colombiane che vanno ad ingrossare le fila dei contestatori del governo Uribe, come i giudici che hanno sospeso il loro sciopero dopo 43 giorni in attesa di veder mantenuti gli accordi con il governo, i tagliatori di canna da zucchero che scioperano da oltre 40 giorni che chiedendo salari equi, pensioni e sanità.
Per le popolazioni indigene il 12 ottobre del 1492 simboleggia l'inizio della loro resistenza al mondo occidentale che li ha privati dei loro diritti. "La Minga de los pueblos" commemora l'inizio della loro resistenza, quest'anno hanno aderito il sindacato dei lavoratori (Cut), il sindacato dei magistrati (Asonal Judicial), i movimenti di contadini e studenteschi.
La "strana" convergenza dei vari movimenti sindacali e studenteschi che hanno manifestato insieme alle popolazioni indigene è da spiegarsi con l'impegno che il popolo Nasa ha profuso per far incontrare realtà molto differenti tra loro ma che condividono punti fondamentali come i diritti sociali e la giustizia.

I diritti delle popolazioni indigene sono da sempre calpestati ed ignorati, basta leggere i dati che ha diffuso l'Organizzazione nazionale indigena colombiana (Onic) che contano, solo nel 2008, 1253 omicidi e 54.000 espropri di terre appartenute da sempre agli indigeni. Il rapporto continua con un dato ancora più agghiacciante in cui viene calcolato che su 102 popolazioni indigene con meno di 200 persone, 18 rischiano la scomparsa.
L'Onic continua ad esigere l'abolizione di alcune recenti norme che scavalcano la Costituzione colombiana del 1991 e permettono di esplorare ed estrarre i minerali che si trovano nei loro territori ancestrali senza che le popolazioni locali abbiano autorizzato le operazioni.
I diritti basilari che l'Onic reclama si trovano tutti nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni che fu approvata da tutti i paesi latinoamericani, tranne la Colombia, nel settembre del 2007.

"La Minga de los pueblos" dei Nasa è riuscita a portare a María-Piendamó, nella regione del Cauca, 20.000 indigeni che hanno manifestato occupando la Carretera Panamericana che unisce la Colombia con l’Ecuador.
Poco dopo l'occupazione della Carretera Panamericana sono arrivati gli squadre antisommossa della polizia che immediatamente ha usato gas e manganelli contro i manifestanti, in cui si trovavano numerose donne con bambini e anziani, per poi passare ai fucili ed alle granate fatte da polvere da sparo, chiodi e pezzi di vetro.

Il popolo Nasa non usa mai armi e le sue forme di protesta sono sempre pacifiche, ma al contrario le squadre antisommossa della polizia le hanno usate ed hanno anche lasciato sulla strada due morti (Ramos Valencia ha avuto il cranio trapassato da parte a parte da un proiettile) e settanta feriti.
Dopo gli scontri cercati e voluti dalla polizia, il governatore del Cauca Guillermo González Mosquera (legato ai paramilitari, tanto che alcune intercettazioni telefoniche rese pubbliche lo hanno costretto alle dimissioni) e il capo della polizia Oscar Naranjo Trujillo (ex capo del dipartimento antidroga, ma che fu costretto a dare le dimissioni a causa dell'arresto e della condanna in Germania di suo fratello per narcotraffico internazionale) hanno affermato che i manifestanti Nasa erano armati ed hanno attaccato le forze di polizia.
Queste false affermazioni sono state amplificate dai "liberi" media colombiani che non hanno provato neanche a controllare ciò che realmente era accaduto; perché se lo avessero fatto si sarebbero accorti che i manifestanti non avevano armi mentre la polizia le aveva e le ha usate contro di loro, altrimenti non si spiegherebbero i due morti ed i settanta feriti.

Giustizia, diritti sociali, salari equi, pensioni e sanità sono gli obbiettivi delle manifestazioni e dei numerosi scioperi; contemporaneamente, le proteste pongono il Governo in grave difficoltà. Così criminalizzare "La Minga de los pueblos", gli studenti, i tagliatori di canna da zucchero, i giudici, i campesinos è utile per mascherare, agli occhi dell'opinione pubblica, il difficile momento del governo Uribe che, oltre alle numerose proteste che fioriscono in tutto il paese, è alle prese con le inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce i legami tra politica e paramilitari.
(La corte penale internazionale in Colombia, Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari, Paramilitari nella politica Colombiana).



giovedì 20 novembre 2008

Condannato il capo della "Caravana de la Muerte"

Il generale ottantottenne in congedo, Sergio Arellano Stark, è stato condannato, a metà ottobre 2008, a sei anni dalla Corte Suprema del Cile insieme a quattro suoi ufficiali per alcuni delitti commessi dalla "Caravana de la Muerte" di cui facevano parte.
La condanna è stata inflitta per l'arresto, la tortura e infine l'uccisione di quattro giovani aderenti al Partito Socialisti.

La Caravana de la Muerte fu il nome di un gruppo dell'esercito cileno che percorse il paese in lungo ed in largo nell'ottobre del 1973, dopo il colpo di stato di Augusto Pinochet, arrestando, torturando ed assassinando più di 130 oppositori politici del regime (membri del Partido Socialista de Chile, del Partido Comunista de Chile e cittadini senza connotazione politica).
I militari si spostavano di prigione in prigione torturando i fermati, uccidendoli e poi occultando i loro cadaveri nel deserto o in aree non facilmente raggiungibili.
La Caravana de la Muerte era composta da soldati di fanteria e alcuni ufficiali dell'esercito tra cui il generale Sergio Arellano Stark, il tenente colonnello Sergio Arredondo González, il maggiore Pedro Espinoza Bravo, il capitano Marcelo Moren Brito (il futuro comandante di Villa Grimaldi, il famoso centro di torture) ed il tenente Armando Fernandez Larios (futuro agente della DINA ed implicato nell'omicidio di Orlando Letelier).

Stark ha commentato la sentenza come "estremamente ingiusta perché non si basa su prove reali" mentre l'avvocato delle vittime Hugo Gutierrez ha affermato che "Qualsiasi condanna contro Arellano Stark e i suoi uomini per i crimini commessi è sempre troppo bassa. Pero è un principio di giustizia".

domenica 16 novembre 2008

La strana offensiva di Sendero Luminoso

Proprio nei giorni in cui tutto il Perù seguiva con interesse le vicende dello scandalo delle tangenti del governo dimissionario i guerriglieri di Sendero Luminoso hanno sferrato una nuova offensiva la notte del 9 ottobre.
Il loro attacco ad una carovana di cinque convogli militari nella valle dei fiumi Apurímac ed Ene ha ucciso dodici soldati e sette civili secondo le dichiarazioni del ministro della difesa Antero Flores Araoz alla stampa che ha continuato definendolo "il più duro attacco degli ultimi dieci anni".
Sendero Luminoso è stato smantellato quasi completamente nel 1992 quando fu catturato il suo capo Abimael Guzman, che poi condannato nel 2006 all'ergastolo. Così da allora resistono solo piccoli gruppi di guerriglieri in alcune aree del paese.

Il governo peruviano considera questo attacco di Sendero Luminoso come la risposta all'operazione militare chiamata "Excelencia", nata per catturare i rivoluzionari ancora presenti nel territorio di Valle del Apurimac y Ene.
Il vice presidente, Luis Giampietri, ha fatto dichiarato che i "senderisti si sono riorganizzati e sono attivi nella zona dove avvengono gli scontri. Le morti sono il prezzo che dobbiamo pagare per sconfiggere definitivamente le rimanenze di terroristi che operano nell'area".
L'operazione non ha portato i risultati sperati ma solo molte sparizioni denunciate degli abitanti del luogo, oltre a racconti di bombardamenti aerei nell'area delle operazioni militari che hanno causato la morte di decine di civili. A dare sostegno alle denunce degli abitanti di Valle del Apurimac y Ene sui desaparecidos è stato il ritrovamento di una fossa comune in cui sono stati rinvenuti quattro cadaveri, tra cui una donna al quinto mese di gravidanza, di contadini uccisi con un colpo di pistola.

Ci sono alcuni aspetti strani di questa controffensiva: perché Sendero Luminoso ha atteso più di un mese per contrattaccare i militari impegnati nell'operazione "Excelencia" dato che questa operazione non ha intaccato l'organizzazione guerrigliera ma ha portato alla morte ed alla sparizione di alcuni contadini di Valle del Apurimac y Ene?
Perché il ministro della difesa Antero Flores Araoz ha impiegato quasi un intero giorno per dare notizia, per ora immagini video o fotografiche non sono state diffuse, dell'attacco alla colonna di militari e per attribuirlo al vecchio nemico?
La risposta, sicuramente maliziosa, può essere che il Presidente Alan García ed il suo entourage si trova in grave difficoltà a causa dello scandalo sulle tangenti che vede implicato tutto l'ex-gabinetto di governo, compreso il primo ministro Jorge Del Castillo, suo braccio destro; a questo si deve sommare la ormai scarsa popolarità nei sondaggi data al 20% circa, le proteste della popolazione contro le privatizzazioni indiscriminate che impoveriscono lo stato e l'aumento costante di persone che vivono sotto la soglia di povertà che già oggi ha superato la metà dei 28 milioni di peruviani.

lunedì 10 novembre 2008

Tangenti nel governo di Jorge Del Castillo


Tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2008 in Perù sono state diffuse le intercettazioni, audio e video, dove l'intero governo, compreso il primo ministro Jorge Del Castillo, insieme ai dirigenti della compagnia statale Perù Petro contrattavano con la compagnia petrolifera norvegese Discover Petroleum i diritti di esplorazione e estrazione del greggio in cambio di laute tangenti .
La vicenda è venuta alla ribalta grazie all'ex ministro degli interni Fernando Rospigliosi ed ha costretto il presidente Alan García ad effettuare qualche epurazione, che si è rivelata insufficiente e così l'unica soluzione è stata quella delle dimissioni in blocco del governo Del Castillo.

L'ex primo ministro Del Castillo è il braccio destro del presidente García, e da sempre entrambi seguono la linea iperliberista e delle privatizzazioni. I loro governi e/o legislature sono sempre state caratterizzate da nomine di ministri vicini o addirittura collaboratori del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Mondiale.
Le ombre dello scandalo aleggiano anche sul Presidente, oltre che per lo stretto legame con il premier implicato direttamente dalle intercettazioni, anche per il proprio passato che lo ha visto costretto alla fuga dal Perù nel 1990 per non essere incarcerato e processato per corruzione e poi rientrato in Perù dopo undici anni di esilio grazie ad una legge del Parlamento che ha invalidato i processi pendenti per gli ex-presidenti.

Il 12 ottobre Alan García ha nominato Yehude Simon nuovo primo ministro; Simon fu eletto parlamentare negli anni Ottanta per il partito Izquierda Unida, con Fujimori a capo del paese fu condannato a otto anni di carcere per essere sospetto terrorista oltre che sospettato di appartenere al Movimiento Revolucionario Túpac Amaru. La sua nomina a primo ministro è ancora tutta da decifrare, non si capisce se è una manovra del presidente García per far sopire lo scandalo delle tangenti o se rappresenta un cambio deciso nella politica peruviana.

giovedì 6 novembre 2008

Guerra tra Narcos e Stato in Messico

In Messico si è scatenata una feroce guerra tra vari gruppi di narcos e la polizia dall'inizio di settembre. Questa guerra è scoppiata, almeno così si pensa, per il controllo di una vasta zona che parte a sud da Tijuana finisce oltre il confine degli USA; chi riesce a dettare legge in questa area poi riesce a controllare l'ingresso delle sostanze stupefacenti in gran parte del mercato statunitense.
Quasi tutti i giorni a Tijuana e provincia si ritrovano cadaveri che hanno subito violenze come le mani e piedi legati dietro la schiena, un colpo di pistola alla nuca e mutilazioni come il ritrovamento delle lingue dei morti dentro un normale sacchetto di plastica. Oltre a tutto questo in alcuni casi è stato fatto ritrovare anche un biglietto su cui era scritto "Questo è ciò che succede a che fa la spia a El Ingeniero" (soprannome di Fernando Arellano Felix uno dei capi più spietati del narcotraffico messicano).
Questo modus operandi ha come unico scopo quello di dimostrare la forza e la netta contrapposizione verso il nemico che è sono le fazioni di narcos nemiche ma anche il governo messicano.
Il governo messicano ha deciso di inviare circa 35 mila agenti di polizia per cercare di riportare la calma e per aiutare le forze di polizia già presenti nelle indagini ma nei primi giorni di ottobre sono stati rinvenuti altri settanta morti. Tutti i cadaveri scoperti avevano i segni delle violenze che lasciano solo i gruppi di narcos.
Il massiccio invio di forze dell'ordine sembra non dare gli effetti sperati dato che gli omicidi non si sono fermati; altro dato preoccupante è quello che indica che la stragrande maggioranza dei reati non viene punita mentre la paura dei messicani della zona aumenta e con la loro paura aumenta anche la forza dei narcos che per adesso continuano a dettare la loro legge.

sabato 1 novembre 2008

Le alleanze commerciali del Venezuela con Cina e Russia

Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha intrapreso un viaggio in Cina e Russia alla fine di settembre 2008 per stringere nuovi accordi commerciali.
In Cina Chávez ha acquistato alcuni aerei da guerra (aircraft K-8) per la propria aeronautica militare ed ha ampliato gli accordi commerciali che avevano già stipulato in cambio di un aumento del numero di barili di petrolio dai 150.000 di oggi ai 300.000 di fine anno. Per la fine del 2009 l'accordo commerciale dovrebbe portare a 500.000 barili ed aumentare ogni anno fino al 2012, quando la Cina importerà circa un milione di barili dal Venezuela.
Con questo accordo Chávez ha completato la diversificazione delle esportazioni di greggio che ora oltre al mercato nord e sud americano può annoverare anche quello cinese.
L'incontro di Mosca tra il primo ministro russo Vladimir Putin ed Hugo Chávez ha portato all'acquisto da parte di quest'ultimo con 100mila fucili kalashnikov, 24 caccia bombardieri Sukhoi-30, 50 elicotteri ed alcuni sommergibili oltre al proseguo e rafforzamento delle manovre militari congiunte che si sono già tenute nell'estate 2008.

Chávez è riuscito, anche, ad incassare la disponibilità della Russia per gli aiuti nel programma per la ricerca e lo sviluppo del nucleare civile che dovrebbe partire nel 2009.
Con questi presupposti, oggi, il Venezuela ha dato vita ad accordi commerciali e militari di ampio raggio che gli permettono di rompere la storica dipendenza verso gli USA che sono stati storicamente partner privilegiati dei paesi sud americani.

mercoledì 29 ottobre 2008

Nuovo sciopero Agropecuario in Argentina

In Argentina si è tenuto da venerdì 3 ottobre, per sei giorni, il quinto sciopero del settore agropecuario dall'inizio della anno.
Le ragioni dello sciopero sono le solite che li hanno portati in piazza le quattro volte precedenti (In Argentina dopo cento giorni, Sciopero agropecuario in Argentina) e cioè le limitazioni nelle esportazioni, lo stretto controllo sull'andamento dei prezzi (per evitare speculazioni), la crisi del settore causata dalla crisi finanziaria mondiale e le risposte, inadeguate secondo loro, del governo di Christina Fernandez de Kirchner.
Alberto Garetto presidente della Coninagro (Confederacion Intercoperativa Agropecuario) ha espressamente richiesto ai manifestanti di chiudere le proprie saracinesche senza effettuare i blocchi stradali che nei mesi scorsi hanno paralizzato il paese ma che contemporaneamente hanno fatto scendere in piazza gli Argentini per manifestare a favore della politica del governo.

Il governo argentino ha dichiarato, una volta appreso dello sciopero, che "in un momento in cui nessuno sa quando potrà terminare la crisi finanziaria, la protesta inscenata dalle associazioni degli agricoltori sembra essere fuori luogo e non aiuta il Paese".
La Coninagro non è solo una parte dell'economia argentina ma anche l'espressione politica della vecchia oligarchia che si sta riorganizzando e contrastando la presidentessa Christina Fernandez a causa della sua linea politica che continua la strada intrapresa dal suo predecessore, Kirchner, in fatto di efficienza economica e di redistribuzione del reddito.

domenica 26 ottobre 2008

L'Ecuador approva la nuova Costituzione

Domenica 28 settembre 2008 in Ecuador si è svolto il referendum per la ratifica della nuova Costituzione, approvata con circa il 67% di voti favorevoli, che sostituisce quella creata nel 1998 dai militari.
La nuova costituzione scritta dall'Assembra Costituente tra il dicembre 2007 ed il luglio 2008 è composta da 444 articoli che pongono come basi fondamentali l'uguaglianza degli individui, il riconoscimento di uno Stato basato e formato da numerosi popolazioni (ancestrali, meticci, bianchi e mulatti), la sovranità nazionale (economica, alimentare e militare), l’uguaglianza sociale, il suffragio universale, l'assistenza sanitaria gratuita per tutti gli anziani, le unioni civile dei gay, la legalizzazione dell'aborto, la sostenibilità dell'economia, la riforma agraria, la difesa dell'ambiente, il rafforzamento della partecipazione popolare alla vita politica ed il potere militare subordinato a quello civile.
Alla nuova Costituzione si è opposta la destra oligarca ed ultraconservatrice che insieme all'Opus Dei, l'espressione più oscurantista della Chiesa Cattolica, sentono minacciati i propri privilegi dalle profonde riforme della nuova Carta.
La nuova Carta è un'enorme passo avanti per i diritti civili del popolo ecuadoregno, ma rimane migliorabile la parte che si occupa della storica esclusione dei popoli indigeni che, pur avendo appoggiato il fronte del "Si" al referendum costituzionale, continuano a proporre norme che integrino la Costituzione, per regolamentare più rigidamente le nuove esplorazioni ed estrazioni dal sottosuolo dell'industria mineraria e petrolifera, che ancora oggi danneggiano le popolazioni ancestrali.
Il presidente Rafael Correa, dopo aver appreso della vittoria del "Sì", ha dichiarato: "l'Ecuador ha deciso di essere un nuovo Paese. E' un momento storico e fondamentale per tutti gli ecuadoregni, perché è un processo voluto e sostenuto dal popolo".

mercoledì 22 ottobre 2008

Le difficoltà di Cuba dopo Ike

Ike ha letteralmente attraversato quasi tutta l'isola di Cuba ed ha portato oltre ad enormi danni alle infrastrutture ed alle colture anche la morte per sette cubani che non hanno osservato scrupolosamente le misure prese dalla Protezione Civile.
Le province più colpite da questo secondo uragano sono Pinar del Rio, Holguin, Las Tunas, Camaguey e l’Isola della Gioventù.
Prima del passaggio di Ike su Cuba la Protezione Civile ha protetto circa 2 milioni ed ottocentomila persone tra cui circa 3mila turisti.
Il lavoro delle autorità cubane ha potuto limitare le perdite di vite ma non è riuscita a fermare la potenza del secondo uragano che ha portato a circa 450mila il numero di abitazioni danneggiate o distrutte dopo il passaggio di Gustav; la forza dei due uragani ha danneggiato anche moltissime cisterne di acqua potabile oltre al danneggiamento delle reti dell'alta tensione; per esempio nell'Isola della Gioventù la rete elettrica è stata danneggiata in ogni sua parte.
Le colture di ortaggi, tabacco e canna da zucchero hanno subito gravi danni ed anche i relativi depositi sono stati danneggiati o addirittura distrutti.

Oggi Cuba è in difficoltà per reperire l'enorme quantità materiale per ricostruire ciò che gli elementi hanno distrutto ma l'embargo sconsiderato imposto dagli USA blocca quasi tutte le iniziative per la ricostruzione che il Governo cubano vorrebbe attuare.
Proprio in questo periodo Ignacio Ramonet ha sottoscritto l’appello degli intellettuali cubani nel quale chiedono la fine del Bloqueo; in tutto il mondo sono fioccate le adesione di studiosi ed intellettuali ed i firmatari adesso sono circa 5mila.
La speranza è che questa iniziativa possa almeno sospendere temporaneamente il Bloqueo, per far acquistare i materiali per le riparazioni ma anche gli alimenti che sono andati persi, e far aumentare i ridicoli aiuti offerti dal governo di G. W. Bush.
Il Bloqueo è da sempre immorale ma adesso che il paese è stato colpito in una settimana da due violentissimi uragani (Gustav ed Ike) diventa ancora di più immorale e crudele per le enormi limitazioni nel commercio cubano

domenica 19 ottobre 2008

Nuova condanna per Contreras

Manuel Contreras (Ergastolo al capo della DINA), ex capo della polizia politica di Pinochet, la Dina, è stato condannato a sette anni di reclusione insieme a tre suoi collaboratori, per il rapimento ed uccisione del sacerdote spagnolo Antonio Llidó Mengual avvenuto nell'ottobre del 1973.
Il Sacerdote fu sequestrato perché contrario alla dittatura di Pinochet e fu sottoposta ad ignobili torture come piccoli ed innumerevoli tagli sul corpo, l'applicazione di elettrodi in bocca ed infine l'estrazione dei denti.
Il giudice cileno, Jorge Zepeda, ha potuto ricostruire la vicenda di Llidó Mengual partendo dalle parole che Pinochet aveva usato con alcuni vescovi, che chiedevano notizie sul sacerdote, il quale affermava che "non era un prete, era un marxista".

martedì 14 ottobre 2008

UNASUR appoggia con forza Morales

L’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) riunito il 15 settembre 2008 a Santiago del Cile in seduta straordinaria per analizzare la grave crisi interna boliviana, ha portato i presidenti Latino Americani a chiedere unanimemente l'opposizione del Governo Morales ad abbandonare ogni tipo di lotta violenta per le proprie rivendicazioni.
La dichiarazione finale della seduta esprime "il più pieno e deciso appoggio al governo costituzionale del Presidente Evo Morales" ed hanno "condannato la violenza dei gruppi che vogliono destabilizzare il paese"; infine i governi Sud Americani "rifiutano energicamente qualunque situazione che tenti un colpo di stato, la rottura dell’ordine istituzionale e che compromettano l’unità territoriale della Repubblica di Bolivia".

Nei giorni precedenti alla riunione dell'UNASUR, in Bolivia erano iniziati i negoziati tra il Presidente Morale ed il Conalde (il gruppo dei prefetti secessionisti riuniti nel Consejo Nacional Democratico) rappresentato dal prefetto di Tarija, Mario Cossío.
Il deciso appoggio al Governo Morales del gruppo dell'UNASUR ha spianato la strada per un accordo con il Conalde. Il prefetto di Tarija, Mario Cossío, ha firmato l'accordo con il governo per iniziare la fase del dialogo, fermare le violenze ed i blocchi stradali che hanno imperversato in Bolivia; Mario Cossio ha annunciato: "Firmiamo l'accordo di pacificazione del paese. Questa è l'unica opportunità di aprire il cammino verso un processo di dialogo nazionale". Per adesso l'opposizione ha combattuto con la violenza il Governo Morales, legittimamente eletto, sfociando nella regione di Pando nella uccisione di 30 Indios da parte di un gruppo di paramilitari diretti dal prefetto Leopoldo Fernández che è attualmente ricercato.
La speranza è che l'accordo sia rispettato dai prefetti della Media Luna e dai gruppi fascisti del Comité Civico Pro Santa Cruz e della Union Juvenil Crucenista, che sono i loro bracci armati.

venerdì 10 ottobre 2008

La Bolivia sull’orlo della guerra civile

In Bolivia si sono intensificate le azioni terroristiche e di sabotaggio nelle provincie di Santa Cruz, Beni, Tarija e Pando ai danni di negozi gestiti da Indio, di pozzi petroliferi e di gas ed i relativi gasdotti che esportano gli idrocarburi in Brasile ed Argentina. I danni ai gasdotti si aggirano intorno ai 100 milioni di dollari e sembra anche che alcuni gruppi armati facenti parte di organizzazioni neofasciste abbiano preso il controllo e bloccato alcuni pozzi per l'estrazione di gas naturale.
Dopo queste numerose azioni terroristiche l'11 settembre 2008 nella provincia di Pando è avvenuta una strage di contadini Indio.

Il CSUTCB, una delle più grandi confederazioni sindacali boliviane, manifestava pacificamente denunciando negli ultimi mesi la sparizione di circa 50 affiliati fino a che un gruppo di paramilitari ha sparato sulla manifestazione lasciando sulla strada 30 corpi e molti feriti. Testimoni hanno affermato che "Sparavano pure da postazioni sugli alberi. Ci stavano aspettando, è stata una vera imboscata". I paramilitari che hanno fermato nel sangue la manifestazione dei contadini Indio sono legati al prefetto della regione del Pando, Leopoldo Fernández (già collaboratore di due dittatori) che, in passato, ha più volte "utilizzato" gruppi di paramilitari "per garantire la sicurezza dei cittadini". La mattanza, secondo le informazioni trapelate dalla polizia e le testimonianze delle persone presenti, sembra sia stata pianificata a tavolino e poi eseguita sul campo dai paramilitari.

La Bolivia dopo il referendum che ha confermato il Presidente Evo Morales con una percentuale di circa il 64,5% è piombata in una situazione molto preoccupante perché le provincie della Media Luna (Santa Cruz, Beni, Tarija e Pando) non accettano il risultato elettorale che rafforza il consenso di Morales, il primo Presidente Indio del paese. Forte del risultato uscito dalle urne il Presidente ha promulgato una legge che storna il 30% delle entrate dalla vendita del gas naturale e del petrolio per sostenere le pensioni sociali, l'istruzione e la sanità per i meno abbienti. Questa legge è stato l'ultimo colpo che la "bianca e fascista" oligarchia, che ha sempre governato il Paese, non ha tollerato.

Evo Morales da quando ha iniziato il suo mandato presidenziale sta cercando di migliorare la situazione economica e sociale del paese è sempre stato fronteggiato da un opposizione durissima che molte volte ha sconfinato nell'illegalità (Referendum in Bolivia); ma è stata ed è aiutata e finanziata dalle agenzie statunitensi come la USAID e il NED che desiderano il ritorno dell'oligarchia al potere per poter ripristinare il controllo che oggi è stato perso.
Oltre a queste agenzie anche l'ambasciatore USA è stato più volte accusato di di aiutare le provincie della Media Luna finanziandole e per questa ragione il presidente Morales ha dichiarato l’ambasciatore degli Stati Uniti Philip Goldberg ( www.selvas.org ) persona non gradita e lo ha espulso.

Oggi La Bolivia sta attraversando un momento difficilissimo in cui la Guerra civile sembra vicina ma Morales per ora non è mai caduto nell'errore di far reprimere le violenze dei paramilitari e dei prefetti rivoltosi con l'esercito.
Il presidente boliviano parla sempre di dialogo e tiene sempre aperte la porta per la risoluzione pacifica di questa difficile situazione che è stata creata ad arte da un'opposizione che vede come unica via la violenza per cercare di delegittimare Evo Morale, per bloccare la sua crescente popolarità ed i radicali cambiamenti del Paese che sta mettendo in atto.

sabato 4 ottobre 2008

E' stata bloccata la nuova costituzione boliviana

Dopo due settimane il referendum che ha confermato il presidente Evo Morales con più del 64% di voti, continuano le manifestazioni nelle provincie di Santa Cruz, Chiquisaca, Pando, Beni e Tarija.
Le proteste si sono riaccese a causa delle royalties che Morales intende utilizzare per la riforma pensionistica e sanitaria. Le province che si sono ribellate sono quelle più ricche di idrocarburi e sono quelle che hanno convocato un referendum farsa per rendersi indipendenti dal governo centrale della Bolivia.
Oltre a questo problema, il governo Morales si deve occupare anche dell'ostruzionismo sempre più violento contro il referendum indetto il 7 dicembre 2008 per la ratifica della nuova Costituzione.
La Corte Elettorale (CNE) ha accolto le richieste dei governatori, due dei quali sfiduciati nella consultazione del 10 agosto 2008, delle regioni di Santa Cruz, Pando, Beni e Tarija che vogliono impedire la ratifica definitiva della Costituzione.
La CNE sostiene che in Bolivia non ci siano le garanzie per tenere una qualsiasi tornata elettorale o referendaria fino a quando non saranno risolte tutte le questioni legali sollevate contro la nuova Costituzione. Dopo che il CNE ha bloccato la consultazione referendaria la questione torna al Parlamento boliviano che è paralizzato dagli innumerevoli emendamenti dell'opposizione.

Oggi il Governo Morales è ostaggio dell'opposizione che seppur uscendo sconfitta dal referendum del 10 agosto, riesce a bloccare il processo di rinnovamento sociale e politico che la nuova Carta Costituzionale attuerebbe; oltre a portare rinnovamento, la nuova Costituzione porrebbe fine a quelle enormi aree di potere ed influenza a cui gli uomini dell'opposizione si stanno aggrappando con tutte le proprie forze.

mercoledì 1 ottobre 2008

Cuba e l'uragano Gustav

L'uragano Gustav è passato sull'isola della Rivoluzione a fine agosto 2008 ed ha portato, come era immaginabile data la sua forza, distruzione e innumerevoli disagi al popolo cubano ma nessuna vittima.
Secondo le dichiarazioni del colonnello Miguel Ángel Puig, capo del dipartimento delle Operazioni dello Stato Maggiore della Difesa Civile, poi confermate dal governo cubano a Cuba, l'uragano Gustav ha procurato solo 19 feriti non gravi; grazie al pronto ed efficiente piano di evacuazione che ha interessato circa 470mila persone,, tra cubani e turisti, di cui circa 80% si trovavano nelle province di Pinar del Rio, Isla de la Juventud e del Havana.

I danni sono ingenti; l'elettricità in alcune zone del paese, come alla Isla de la Juventud e Pinar del Rio, è stata ripristinata dopo quasi una settimana in cui i tecnici hanno lavorato 24 ore su 24; addirittura in alcune zone del paese dopo le prime riparazioni di emergenza, per alleviare i disagi alla popolazione e far riprendere le varie attività produttive, molte linee elettriche dovranno essere ricostruite.
32 malati ricoverati all'ospedale della Isla de la Juventud sono stati trasferiti all'Havana appena Gustav ha lasciato Cuba, a causa dei danni subiti dall'ospedale.

Per dare un'idea della potenza devastatrice dell'uragano Gustav, l’Istituto di Meteorologia ha misurato la velocità massima dei venti a 340 km/h; il raggio del suo occhio era di 30 km, ed oltre 450 km il diametro dei venti forti.
Il governo calcola che delle 25.000 abitazioni presenti nella Isla de la Juventud, circa 20.000 sono lesionate e di queste, circa 10.000 sono danneggiate gravemente o addirittura distrutte.
Dove Gustav ha attraversato Cuba ha danneggiato o distrutto circa il 50% delle abitazioni o delle strutture produttive, ma grazie al piano dello Stato Maggiore della Difesa Civile per fronteggiare queste calamità naturali oltre all'evacuazione della popolazione ha messo in salvo i capi di bestiame ed ha accelerato la raccolta nei campi con l'invio di militari; il tutto per cercare di limitare i danni dell'uragano.

La ricostruzione a Cuba si è immediatamente messa in moto, i magazzini di prodotti edili sono stati aperti e gli operai insieme ai militari hanno iniziato a smistare le risorse ed a riparare le prime infrastrutture (ponti, scuole, ospedali ecc.) e le abitazioni; grazie a questa organizzazione l'anno scolastico è iniziato regolarmente, seppur con qualche disagio dato dai circa 500 edifici scolastici danneggiati, la seconda settimana di settembre.

Anche Gustav è passato ed ha lasciato molti danni dietro di se ma non vittime!
I piani della Difesa Civile cubana si rivelano sempre molto efficienti anche se i media occidentali si ricordano di Cuba solo quando c'è da mettere in vetrina i suoi problemi e le sue contraddizioni. Nessun media ha parlato dell’uragano che incombeva sull'isola e dello sforzo congiunto della Difesa Civile e di tutti i cubani per limitare i danni e salvare vite umane.
In Occidente non riusciamo e non possiamo avere le notizie dall'isola della Rivoluzione se lei ci è di esempio.

domenica 28 settembre 2008

La Corte Penale Internazionale in Colombia

La Corte Penale Internazionale (CPI) ha inviato in Colombia, alla fine di agosto 2008, due suoi magistrati per capire se esistono gli estremi per dare il via alle indagini sui paracos ed i loro legami con politica.
I magistrati della CPI, Luis Moreno Ocampo e Baltasar Garzón, presenteranno i primi di ottobre la loro relazione ai loro colleghi e solo in quel momento decideranno se aprire o no le indagini; se venisse iniziato il procedimento questo sarebbe il primo caso in cui il CPI indaga fuori dal continente africano.
La visita di Ocampo e Garzón ha lo scopo di chiarire tre punti: l'estradizione dei capi paracos e le conseguenti difficoltà sui processi in corso (Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari e Paramilitari nella politica colombiana), le interferenze del potere esecutivo verso quello giudiziario e la ricerca dei mandanti politici dietro i crimini dei paracos. I primi due punti sono fondamentali perché se venissero confermate sarebbe provato che la politica colombiana cerca di ostacolare il regolare svolgimento dei processi.
Ocampo, nella lettera che ha inviato al governo di Bogotà per annunciare la sua visita scriveva: "Come si assicurerà il giudizio ai massimi responsabili dei crimini che sono sotto la competenza della CCP? La parapolitica è un tema centrale per noi, perché i massimi responsabili debbono essere giudicati e condannati".
Dalle prime indiscrezioni sembra che Ocampo e Garzón non concordino con la giustizia colombiana che ha indagato i paracos ed i politici a loro vicini solo per organizzazione a delinquere e non per crimini di lesa umanità. La poca soddisfazione traspare nell'ultima dichiarazione che i due magistrati hanno reso alla stampa in cui affermano che "La Cpi rappresenta un nuovo diritto nel quale non c’è posto per l’impunità. O i tribunali nazionali fanno il loro lavoro o lo faremo noi".
Dopo questa esternazione sembra che Corte Penale Internazionale sia pronta per aprire le indagini sui paracos e politici a loro vicini.

giovedì 25 settembre 2008

Si allarga lo scandalo Paracos e politica

Lo scontro tra Uribe con il suo seguito da una parte e la Corte Suprema di Giustizia colombiana si fa sempre più dura. La Corte Suprema di Giustizia indaga sulla scandalo dei legami tra paracos e politici.
A fine agosto 2008 due uomini di Don Berna, uno dei capi paracos più importanti ancora liberi, si sono incontrati con due politici vicini ad Uribe per cercare di inventare delle prove per screditare il lavoro dei giudici della Corte Suprema di Giustizia. La scoperta di questo incontro ha portato il presidente della Corte Suprema, Francisco Ricaurte, a rendere pubblico l'incontro affermando che "si sta organizzando un complotto contro la Corte Suprema di Giustizia per screditare i magistrati e delegittimare le sue indagini oltre a minacciare di morte i propri magistrati che lavorano al processo di Justicia y Paz".

A complicare la situazione per Uribe ci si è messo pure Fabio Valencia Cossio, il fratello del nuovo Ministro degli Interni, che ha sostituito il suo predecessore perché arrestato per i legami con i paracos; Cossio si è dimesso dalla procura di Medellín perché intercettato svariate volte in conversazioni con i luogotenenti di Don Mario, che è a capo del principale gruppo paramilitare della città.
Ora la speranza è che il potere giudiziario sia ancora abbastanza indipendente dal potere politico per poter effettuare liberamente le proprie indagini ed istruire i processi per stabilire la verità e le responsabilità.

sabato 20 settembre 2008

I cambiamenti di Fernando Lugo

Il Presidente del Paraguay Fernando Lugo a pochi giorni dal suo insediamento avvenuto il 15 di agosto del 2008 ha iniziato la sua opera di rinnovamento. Lugo ha nominato come ministro Maragarita Mbywangi, 46 anni appartenente alla tribù Ache, che quando aveva 4 anni fu rapita e venduta come schiava ad una famiglia di latifondisti; guiderà la Oficina de Asunos Indigena. Per la prima volta nella storia del Paraguay una persona di origne indigena guiderà un dicastero.
Maragarita Mbywangi è da molto tempo impegnata nelle battaglie per i diritti dei popoli indigeni. Mbywangi ha dichiarato "Per prima cosa aiuteremo tutte quelle comunità che si trovano in difficoltà a causa della mancanza di acqua potabile e cibo".
Continuando nella sua opera di riformista Lugo ha deciso di cambiare tutti i vertici militari paraguayani.
I cittadini paraguayani hanno accolto positivamente la notizia perché hanno sempre criticato le forze armate per la corruzione che impera e per il loro appoggio ai vari tentativi di colpo di stato avvenuti nel '900.
I generali di esercito, de la Armada, dell'aviazione, il capo della polizia ed altri 15 ufficiali sono stati congedati e sono stati sostituiti con militari di provata fedeltà alla Costituzione paraguayana.

mercoledì 17 settembre 2008

Il nuovo Presidente Paraguayano

Fernando Lugo si è insediato nel Palacio de los López (sede del governo paraguayano) il 15 agosto 2008 dopo che il 20 aprile aveva vinto le elezioni con il 40% dei voti.
La vittoria di Lugo, ex-vescovo che si è formato con la Teologia della Liberazione, arriva dopo 60 anni di dominio del partito conservatore Partido Colorado ed è il sesto Presidente dopo la destituzione del dittatore Alfredo Stroessner (1954 - 1989).
Nel periodo in cui era al governo il precedente Presidente paraguayano, Duarte Frutos, migliaia di persone sono emigrate alla ricerca di un lavoro e la popolazione che vive sotto la soglia della povertà (ovvero con meno di 2 dollari al giorno) è aumentata del 20% il che si traduce in circa 2,2 milioni di indigenti.

La situazione del Paese non è semplice ed il nuovo Presidente è chiamato a migliorare l'economia, schiava del liberismo imposto dai governi precedenti, a limitare la dipendenza dalla soia, a lottare contro la povertà ed infine contro la corruzione. La lotta alla povertà passa dalla creazione di nuovi posti di lavoro; essi saranno creati grazie alle nuove imposte sulle esportazioni della carne e della soia. La politica sociale non si fermerà con la creazione di nuovi posti di lavoro ma sarà accompagnata da un programma sociale per che cercherà di garantire a tutti alcuni dei diritti fondamentali, come il diritto alla tutela della salute ed allo studio.
Altro punto fondamentale per il mandato di Lugo è la riforma agraria che dovrà redistribuire circa 12 milioni di ettari di terre ai contadini che adesso non ne hanno. Basti pensare che circa 500 famiglie possiedono il 90% delle terre coltivabili e contemporaneamente ci sono 350 mila agricoltori che si spartiscono il restante 10% o che addirittura non posseggono nulla. Queste cifre fanno del Paraguay lo Stato Latino Americano con la maggior disparità nella divisione delle terre coltivabili.
Durante la campagna elettorale Lugo ha anticipato che avrebbe convocato una serie di incontri per la rinegoziazione dei trattati sulla produzione e la vendita di energia elettrica con il Brasile e l'Argentina nelle centrali idroelettriche di Itaipú e Yacyretá.
La rinegoziazione con il Brasile riguarda l'energia prodotta dalla centrale di Itaipú; il trattato stipulato nel 1975 divide l'energia prodotta al 50% tra i due paesi ed obbliga uno dei due paesi che non consuma tutta la sua quota a vendere l'eventuale eccedenza al prezzo di costo, in questo caso il Paraguay assorbe solo il 34% dell'energia che le spetta e così l'eccedenza viene venduta ad un prezzo irrisorio al Brasile, ed è proprio questo prezzo che Lugo vorrebbe alzare.
La situazione si presenta analoga per quanto riguarda i termini dell'accordo per la diga di Yacyretá dove, però, il Paraguay consuma solo il 10% della sua parte ed il resto lo cede sempre a prezzo di costo all'Argentina.

La presidenza di Lugo dovrebbe far iniziare in Paraguay una nuova stagione di riforme incentrate sulla giustizia sociale; ma ci si aspetta anche che possa aiutare il processo di integrazione Latino Americano che è già iniziato ed ha compiuto notevoli passi avanti ma che ha sempre bisogno di nuovi sostenitori e di nuove idee.

domenica 14 settembre 2008

Sindacalista ucciso in Colombia

L'8 agosto 2008 è stato ucciso in un agguato a Saravena nella regione di Arauca un altro sindacalista colombiano che apparteneva al sindacato Central Unitaria de los Trabajadores (CUT) e dirigente del Partito Comunista Colombiano.
Il sindacalista Luis Mayusa aveva 46 anni ed è stato ucciso secondo la prime ricostruzione dell'associazione per la difesa dei Diritti Umani Reiniciar da un gruppo di paramilitari supportati dalla polizia colombiana.

Mayusa fu uno dei dirigenti del partito Unión Patriótica (UP); la UP era l'espressione politica delle FARC negli anni '80 in cui negoziati tra le FARC ed il governo colombiano del presidente Belisario Betancur stavano compiendo numerosi passi avanti. Il partito fu decimato dai gruppi paramilitari sempre protetti dalla polizia e dall'esercito, a causa di questa mattanza molti politici della UP decisero di entrare a far parte delle FARC per cercare di sfuggire alle esecuzioni dei paramilitari. La Unión Patriótica nelle elezioni politiche crebbe elezione dopo elezione e la sua ascesa fu bloccata con l'uccisione di 2 candidati presidenziali, 21 parlamentari, 11 sindaci, 70 consiglieri e circa 4000 militanti.

Oggi la Colombia è un paese fortemente militarizzato: si pensi che nella regione dove è stato ucciso Luis Mayusa vi è un poliziotto/militare ogni otto abitanti, ma gli omicidi delle persone che si oppongono a coloro che detengono il potere o ai paramilitari (che continuano ad aumentare il loro raggio di azione oltre alla loro influenza sulla politica del paese), continuano nell'impunità e nell'indifferenza dei media e della politica nazionale ed internazionale.

lunedì 8 settembre 2008

Morales riconfermato

Con il referendum revocatorio in Bolivia del 10 agosto 2008, il governo di Evo Morales è stato riconfermato con il 64% delle preferenze. Dalla sua elezione del 2005, le preferenze sono aumentate di circa il 10%, corrispondente a mezzo milione di persone, crescendo in tutto il paese incluse le regioni governate dall’opposizione (a Beni dal 16% al 43%, a Santa Cruz dal 33% al 39%, a Tarija dal 31% al 47% e a Pando dal 20% al 49%).
Due governatori delle province ostili a Morales (La Paz e Cochabamba) non sono stati confermati, come il governatore, schierato dalla parte di Morales, di Oruro mentre le province Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija (ostili al governo boliviano) hanno confermato i loro governanti.
La conferma del Governo di Evo Morales è una grande vittoria per l'uomo che è stato eletto per trasformare la Bolivia.
La riconferma del governo apre le porte di una seconda fase di governo: dopo l'elezione di Morales l'opposizione di fatto non gli ha permesso di governare, sfruttando le contraddizioni interne del paese, fomentando la conflittualità permanente, sfruttando un sindacato conservatore e sviluppando l'idea dell'indipendenza delle provincie bianche e ricche. Seguendo questa politica l'opposizione ha perso due dei sei governatori ed ha continuato a pronunciare il solito slogan che è "tumbar el indio" (Uccidere l'indio).
Il governatore di Cochabamba che non è stato riconfermato non riconosce la legittimità del voto. A Santa Cruz il governatore riconfermato sta formando un corpo, illegittimo, di polizia reclutando gli "agenti" dalla fascista Unión de la Juventud Cruceña (UJC).

Probabilmente la seconda fase di governo porterà all'approvazione della nuova Costituzione (approvata nel dicembre 2007 dall'assemblea Costituente ed in attesa di essere sottoposta all'approvazione popolare) con la quale Evo Morales potrà scardinare i poteri forti dello stato boliviano che si fondano sull’apartheid e l’esclusione sociale trasformandolo, finalmente, in uno Stato dove i diritti ed i doveri sono uguali per ogni cittadino boliviano.
I primi interventi strutturali che il Governo boliviano dovrà affrontare saranno la riforma agraria in uno stato dove regna il latifondo oltre alla semi-schiavitù soprattutto nelle province di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija.
Altro punto importante per lo sviluppo del paese sarà il consolidamento dell'industria energetica e petrolifera dopo la recente nazionalizzazione.

Evo Morales con il 64% dei voti è sempre più il Presidente dei movimenti sociali, degli indios, delle persone comuni, insomma di tutti i Boliviani che adesso con il referendum revocatorio chiedono l'attuazione dei cambiamenti da lui promossi.

giovedì 4 settembre 2008

Il VI Vertice dell’ALBA

Nel VI Vertice dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA) è stato creato un istituto di credito finalizzato a aiutare i paesi soci affinché non debbano sempre dipendere dagli organismi finanziari internazionali.
La Banca dell'ALBA disporrà di 1000 milioni di dollari e le decisioni, secondo il suo statuto, verranno prese democraticamente dal Consiglio Ministeriale e da una Direzione Esecutiva presieduta a turno dai paesi sottoscrittori dell'ALBA.
In questo ultimo vertice Hugo Chávez ha ufficializzato che per ogni barile di petrolio venduto a più di 100 dollari lo Stato venezuelano si impegna a versare 0,50 dollari che saranno utilizzati per lo sviluppo e la sicurezza alimentare della regione.

L'ALBA ha ratificato anche lo stanziamento per il Nicaragua di 30 milioni di dollari per asfaltare le strade dei quartieri più poveri delle grandi città, di 8 milioni di dollari per il progetto che incentiva il microcredito, soprattutto femminile (Microcredito giusto per le donne) ed il progetto "Usura Zero" per combattere questa piaga che sta inginocchiano migliaia di famiglie nicaraguensi. In più verrà finanziato con 6 milioni di dollari, l’acquisto di fagioli da parte della Empresa Nicaraguense de Alimentos Básicos (ENABAS), per poter controllare il prezzo ed evitare speculazioni.
Sempre in questo vertice è stato ratificato l'ingresso come membro dell'Honduras. Il presidente nicaraguense Daniel Ortega ha affermato che "il progetto dell’ALBA cerca l’unità latinoamericana in tutti i campi, esattamente come hanno già fatto da tempo paesi come gli Stati Uniti o la stessa Unione Europea. È un processo lungo, ma stiamo crescendo, come dimostra l’esperienza di PETROCARIBE. Attualmente ci sono già 17 paesi che ne fanno parte e l’Honduras ha da poco aderito a questo progetto. Anche altri paesi del continente sono interessati, ma devono fare i conti con le oligarchie nazionali che osteggiano questo passo. Nel caso dell’ALBA siamo già cinque paesi, ma ve ne sono altri 12 che stanno partecipando in qualità di osservatori, tra cui Uruguay, Haiti ed Ecuador".
Il presidente del Honduras ,Manuel Zelaya un moderato di centro-sinistra, ha dichiarato, dopo l'ingresso ufficiale nell'ALBA, che "è la miglior maniera di trovare soluzioni ai problemi storici del paese, in cerca di un modello di sviluppo che favorisca i poveri".

L'Alba costituisce un'alternativa al Trattato di Libero Commercio (TLC) che gli USA promuovono in Latino America e che rappresenta il cappio per ogni Nazione che non ha un'economia forte e sviluppata.

lunedì 1 settembre 2008

Referendum contro la privatizzazione della Pemex

Il referendum convocato in Messico per l'ultima domenica di luglio del 2008 contro la privatizzazione della Pemex, l'impresa statale del petrolio, ha dato il suo risultato con l’87% dei votanti schierati per il "NO".
Il referendum è stato voluto dai principali partiti della sinistra messicana come il PRD (Partido Revolucionario democratico, che fa capo all’ex-candidato presidenziale Andrés Manuel López Obrador ed al sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard) ed il Partido del Trabajo, e ha solo un valore consultivo ma adesso il governo non può più sottovalutare il fronte anti-privatizzazione che ha raccolto circa l'84% dei voti. Questa consultazione referendaria è riuscita a creare un fronte che va oltre i partiti ed è sottolineato anche nelle dichiarazioni di Lopez Obrador che afferma: "La cosa davvero importante è che si stia creando un movimento organizzato in difesa del petrolio che va oltre ai partiti politici di governo e opposizione. Il tema energetico non è un problema che riguarda solo il governo ma tutti i cittadini del Messico".
Dopo 70 anni in cui il petrolio messicano è appartenuto al popolo messicano, il referendum seppur svolto in solo 10 stati (quelli più popolosi) della federazione messicana, ha confermato che un ampia parte della popolazione messicana riconosce ancora attuale la frase pronunciata nel 1938 dal presidente Lázaro Cárdenas che disse: "dal possesso del petrolio dipende di chi è il Messico. Se il petrolio è dei messicani allora il Messico sarà dei messicani".
Dopo questo referendum speriamo che il governo di Felipe Calderón ascolti gli elettori e non decida di svendere il Messico alle multinazionali del petrolio statunitensi e spagnole che da sempre cercano di accaparrarsi questo enorme tesoro.

giovedì 28 agosto 2008

Ergastolo a "La Hiena"

"La Hiena" argentina, al secolo l'ex generale Luciano Benjamín Menéndez, è stato condannato il 24 luglio 2008 all'ergastolo dal tribunale di Córdoba per le ripetute violazioni dei diritti umani avvenute durante la dittatura militare argentina.
Durate gli anni della dittatura (1976-1983) Luciano Benjamín Menéndez comandava il III Corpo dell'esercito e dirigeva circa 60 centri di detenzione, veri e propri campi di concentramento, di cui "La Perla" era il più famoso. Fu arrestato alla fine del 2003, per una serie di sequestri, torture e omicidi grazie all'annullamento della Corte Suprema per incostituzionalità della "legge del perdono" che aveva promulgato il presidente Raúl Alfonsín (1983-1989).
Con l'abrogazione delle "leggi del perdono", conosciute anche come "Obbedienza Dovuta" e "Punto Finale", sono stati riaperti 950 processi contro altrettanti ex-militari e riavviate inchieste su casi di tortura, sequestri e omicidi avvenuti in 498 centri di detenzione clandestini del regime.
L'ex-generale Menéndez era il più alto in grado dei sette imputati, tutti ex ufficiali, che sono stati condannati per il sequestro, la tortura e l'uccisione di quattro militanti politici di sinistra.
"La Hiena" è stato condannato all'ergastolo che dovrà scontare in carcere e non agli arresti domiciliari, altri quattro ex-ufficiali hanno ricevuto la medesima sentenza, due la condanna a 22 anni di prigione ed uno è 18 anni di carcere.
Una nuova sentenza si aggiunge a quelle, seppur poche ancora, che già sono state emesse e continua nella linea tracciata contro l'impunità.

sabato 23 agosto 2008

Violenze razziste in Bolivia

In Bolivia e più precisamente a Sucre il 24 maggio 2008 nello stadio cittadino il presidente Evo Morales avrebbe dovuto consegnare con una breve cerimonia delle ambulanze alle municipalità della provincia di Sucre.
Per questo avvenimento alcune centinaia di indigeni boliviani erano giunti nella città per assistere alla consegna; ma la cerimonia non ha avuto luogo perché numerosi gruppi di giovani dell'opposizione hanno iniziato un fitto lancio di pietre, bombe carta, dinamite e gas lacrimogeno contro la polizia che, stranamente non ha risposto all'aggressione, ed ha abbandonato lo stadio.
Le centinaia di persone che erano arrivate a Sucre per assistere alla consegna delle ambulanze e sostenere il MAS (il partito del presidente Morales) sono state inseguite da bande incaricate dagli oppositori del governo Morale di impedire l'incontro con il Presidente. I sostenitori del MAS sono stati raggiunti e sono stati aggrediti, picchiati ed insultati.
Circa cinquanta indigeni del MAS, compreso il sindaco di Moiocoya, sono stati obbligati togliersi le magliette e le camice ed inginocchiarsi a torso nudo nella piazza principale della città, a bruciare le whipalas (le bandiere tradizionali degli indigeni) ed a gridare slogan contro il presidente Morales.
Tra le persone che circondavano gli indigeni e li umiliavano c'erano esponenti dell'opposizione di Sucre come Fidel Herrera (presidente del Comitato Interstituzionale John Cava), il sindaco di Sucre Aidé Nava, il rettore dell’Università San Francisco Xavier Jaime Barron ed i deputati Fernando Rodríguez e Gonzalo Porcel (Podemos).
I media nazionali ed internazionali non hanno dato risalto alle violenze subite dagli indigeni boliviani ed infine la violenza continua con la condotta della magistratura che, legata ai partiti dell'opposizione del Governo, ancora non si è mossa. Video che testimonia le violenze

mercoledì 20 agosto 2008

Il Perù in sciopero

Il sindacato peruviano CGTP (Confederacion General de Trabajadores de Perù) ha portato per due giorni nelle strade delle più importanti città del paese andino molte persone per protestare contro le politiche economiche e del diritto del lavoro del governo di Alan Garcia e, non per ultimo, il costo dei generi di prima necessità.
L'ultimo anno la crescita economica del Perù si è attestata al 9% ma la ricchezza creata da questa importante crescita non è riuscita a far diminuire la percentuale degli indigenti (circa il 40% della popolazione) che cerca di sopravvivere in Perù.

Il governo replica alla sciopero ed alle varie manifestazioni esibendo i dati della crescita economica e della una riduzione della popolazione sotto la soglia di povertà di circa il 6% e concludendo che il governo si preoccupa delle condizione della popolazione. La risposta del CGTP è stata esposta dal segretario generale Mario Huaman che ha affermato che "la crescita economica che sta avvenendo nel paese deve essere a favore di tutti i cittadini. Questo è il governo dei ricchi e delle multinazionali. Nessuno se n’è accorto che i gli indigenti sono diminuiti!". Huaman continua affermando che "la maggior parte dei prodotti alimentari basici è raddoppiata di prezzo da quando è in carica questo governo". Il sindacato contesta il governo anche sulle numerose privatizzazioni di terre che sono sottratte alle comunità con espropri attuati dalla polizia.

Le manifestazioni svolte in tutto il paese hanno portato con loro anche dei disagi come il blocco di alcune strade da parte dei numerosissimi manifestanti (che secondo il governo sarebbero stati appena il 2% dei lavoratori contro il 70% dichiarato dai sindacati). Il governo ha accolto i manifestanti dichiarando illegali gli scioperi e le manifestazioni, e schierando gli onnipresenti media di regime che hanno sistematicamente criminalizzato la protesta. L'intervento dell'esercito e della polizia (cifre ufficiali parlano di circa 90.000 uomini in assetto antisommossa) durante la manifestazione, ha portato a scontri con la popolazione mobilitata, producendo l'arresto di oltre 200 persone (che rischiano secondo la legge peruviana fino ad otto anni di carcere) e numerosi feriti.
In questo modo il governo di Alan Garcia si occupa dei peruviani.

giovedì 14 agosto 2008

Chi ha liberato Ingrid Betancourt

I giorni dopo la liberazione dei quindici ostaggi detenuti dalle FARC in Colombia avvenuta il due luglio 2008, abbiamo visto molte immagini, sentito molte parole e letto molti articoli che davano molto spazio all'operazione militare ed ai ringraziamenti che tutti gli ex-ostaggi porgevano al Capo di Stato colombiano Uribe ed a coloro che hanno comandato l'operazione.
Anche Ingrid Betancourt , ex-ostaggio simbolo in mano delle FARC, da sempre ipercritica nei confronti di Uribe ed il suo entourage di fedelissimi collaboratori e militari, che accusò di essere un'oligarchia corrotta, ha tessuto le lodi del presidente e del generale dell'esercito che ha diretto l'operazione per la sua liberazione.
Betancourt ha elogiato il presidente ed il Generale Montoya ma nei giorni successivi alla sua liberazione non ha esternato nessun dubbio sulla lentezza delle trattative, sulla lentezza nella pianificazione dell'operazione di salvataggio end infine non ha esternato nessun dubbio o perplessità sulle numerose indagini che hanno investito Uribe ed i suoi più stretti collaboratori.

Mi sono già soffermato su Uribe numerose volte in questi mesi ma adesso merita attenzione l'artefice dell'operazione che ha liberato i 15 ostaggi dalle FARC,il generale Montoya.
Montoya nasce nella regione del Cauca nel 1949 e nella sua lunga carriera militare ha ricevuto molte decorazioni anche dall'esercito statunitense. Ha frequentato la Scuola superiore di guerra negli USA ed in Inghilterra.
Nella sua carriera militare ci sono però delle pesanti ombre che sono state svelate da una ONG USA che è riuscita a leggere una comunicazione interna dell'ambasciata statunitense a Bogotà datata 1979 in cui è stato scritto che "un battaglione di intelligence del esercito colombiano capeggiato da Montoya creò in gran segreto un’unità clandestina terrorista fra il 1978 e il 1979 chiamata Alleanza anticomunista americana (Aaa) resasi responsabile di molti attacchi dinamitardi, sequestri e assassinii di uomini di sinistra".
Il due maggio 2002 nella provincia di Bojayà ci fu la strage di 119 civili uccisi dentro la chiesa di Bellavista. I paracos penetrarono a metà aprile nel territorio dove operavano le FARC e non furono fermati dalla Brigata dell'esercito guidato da Montoya anche se ricevette l'ordine di farlo; il primo maggio iniziarono gli scontri tra FARC e paracos fino ad arrivare all'uccisione delle 119 persone avvenuta a causa di una bomba lanciata dalle FARC che cadde dentro la chiesa.
Montoya fu indagato per non aver eseguito l'ordine di Bogotà; fu processato e giudicato colpevole ma le porte del carcere non si aprirono e la sua carriera militare non ne risentì.
Alcuni mesi dopo Montoya fu il responsabile dell'uccisione di 14 persone in uno dei quartieri più poveri. Montoya ed i paramilitari del Bloque Cacique Nutibara scatenarono la ormai famosa Operazione Orione che mirava a scardinare le infiltrazioni della guerriglia nel quartiere di Comuna 13, fecero irruzione con le armi spianate alle ricerca dei guerriglieri ed alla fine dell'incursione si contarono quatttordici vittime.

Oggi per i media occidentali Montoya ed Uribe sono eroi ma siamo davvero sicuri della loro alta levatura morale e delle loro buone azioni? Dal loro passato non ne sarei così sicuro però ai media questo stranamente non interessa.

sabato 9 agosto 2008

Attesa per il referendum boliviano

In Bolivia si attende il referendum revocatorio, convocato dal presidente Evo Morales, del 10 agosto.
La legge 3850 che consente al Presidente della Repubblica Boliviana di convocare il referendum revocatorio dei mandati di Presidente e Vicepresidente della Repubblica e dei presidenti di otto regioni della Bolivia è stata approvata dal Parlamento e Senato boliviano a metà maggio 2008 ed approvata dalla Corte costituzionale.

Oggi in Bolivia la popolazione attende il giorno del referendum mentre i presidenti delle regioni (Pando, Beni, Tarija, Santa Cruz, Chuquisaca e La Paz) che si oppongono al Governo Morales e che hanno dato vita al movimento autonomista non hanno mai smesso di urlare che "il referendum convocato su iniziativa dell’esecutivo è incostituzionale" ma hanno regolarmente svolto la propria campagna per la conferma del proprio mandato; al contrario il prefetto, anch'egli anti-Morales, Manfred Reyes Villa è l’unico che non si sottoporrà al referendum revocatorio.
La strategia dei governatori che si oppongono al governo centrale è quella di elevarsi agli occhi del popolo come i paladini della giustizia e della legalità.
Così hanno richiesto che la Corte costituzionale esaminasse il caso e dichiarasse non valida la consultazione perché incostituzionale.
Il giudice della Corte costituzionale, Salame, nel mese di luglio ha sospeso la consultazione ma la sospensione non è stata attuata perché l'organo stesso deve essere composto da 5 membri. A oggi in carica vi è solo Salame perché i quattro giudici mancanti devono essere ancora eletti dal parlamento.

Dalla convocazione della consultazione, Manfred Reyes Villa sembra l'oppositore più forte ed irriducibile e continua ad affermare che "il referendum porterà solo a maggiore instabilità per il paese e maggiore scontro fra sostenitori dell’opposizione e sostenitori del governo".
La politica di Reyes Villa è sostenuta dal Comitato Civico di Cochabamba, formato dai maggiori imprenditori della regione e dalle organizzazioni violente di estrema destra come Giovani per la democrazia, Gioventù Kochala e Rete Fiducia.
Manfred Reyes Villa è il governatore della regione di Cochabamba ed ha un curriculum molto importante. Ha frequentato la Scuola delle Americhe (è la famigerata accademia militare dove sono stati addestrati la quasi totalità dei dittatori sudamericani degli anni ’70-’80). Nel 1981 è stato uno stretto collaboratore del dittatore Luis Garcia Meza. Manfred Reyes Villa è stato anche uno dei fautori della scellerata privatizzazione dell’acqua nel 2000 a favore del consorzio Aguas de Tunari. La privatizzazione portò ad una rivolta popolare chiamata la "Guerra dell’Acqua" poi sfociata in scontri con la polizia che lasciò sul campo sei morti e 165 feriti.

Secondo gli ultimi sondaggi effettuati a pochi giorni dal referendum, Evo Morales avrebbe una percentuale di voti favorevoli alla conferma del proprio mandato maggiore del 53,7%, con cui ha vinto le elezioni nel dicembre del 2005, mentre sembra che i governatori che si oppongono al governo Morales non riusciranno a terminare il loro mandato.

giovedì 7 agosto 2008

La crisi di Uribe libera Ingrid Betancourt

Il tre luglio 2008, dopo sei anni di prigionia, Ingrid Betancourt è libera.
La liberazione è avvenuta secondo le informazioni fornite dall'esercito colombiano grazie ad una, secondo la versione dell'esercito, ben congegnata operazione di intelligence che ha ingannato i carcerieri delle FARC facendosi consegnare la Betancourt ed altri quattordici ostaggi (tre statunitensi e undici poliziotti).
Grazie ad alcuni infiltrati nelle FARC, l’esercito colombiano ha fatto credere ai carcerieri che il nuovo capo della guerriglia, Alfonso Cano, volesse trasferire gli ostaggi in un nuovo campo per cui avesse mandato degli elicotteri a prelevare i quindici ostaggi.

Accanto al racconto ufficiale del governo Uribe si fa strada una nuova versione secondo la quale sarebbero stati pagati 20 milioni di dollari al gruppo di guerriglieri che custodivano gli ostaggi. Questa nuova versione nasce dalle indiscrezioni raccolte da una radio svizzera che afferma siano state fatte da persone molto attendibili. Per alimentare i dubbi sulla versione ufficiale si possono prendere in considerazione i filmati girati durante l'operazione che non mostrano niente se non i volti degli ostaggi al contrario di tutte le accurate riprese che l'esercito colombiano effettua durante le operazioni militari contro le FARC. L'unica cosa su cui concordano le due versioni è che non è stato sparato neanche un colpo.

Prendendo per veritiera il racconto di Uribe, anche se ci sono lati ancora non spiegati e comprensibili, rimane impossibile da credere che le FARC siano così mal messe o allo sbando. Sicuramente ora sono più deboli e la successione di Alfonso Cano allo storico capo Manuel Marulanda non né indolore né semplice.
Oggi le FARC sono sicuramente più deboli come testimonia Ingrid Betancourt che ha parlato di una scarsità di cibo ed altri materiali che non erano mai mancati agli accampamenti confermando così le notizie frammentarie sulla difficoltà dell'organizzazione logistica dell'esercito guerrigliero.
Un particolare che è stato poco sottolineato è stata l'ammissione che l'intelligence statunitense abbia aiutato l'esercito colombiano e soprattutto che il candidato alla Casa Bianca John McCain in quei giorni si trovava stranamente a Bogotà. Voci affermano che McCain abbia aiutato a coordinare l'operazione ed abbia rassicurato Uribe che in caso di una sua elezione a presidente degli USA non farà mancare il suo appoggio.

Uribe negli ultimi mesi è stato il centro di ogni scandalo politico giudiziario che ha attraversato la Colombia: l'inchiesta sulla parapolitica (Indagato Alvaro Uribe per rapporti con i paramilitari e Paramilitari nella politica colombiana) che ha portato in carcere o incriminato 70 parlamentari della maggioranza, oppure i grandi narcotrafficanti colombiani (Estradati dalla Colombia i capi paracos) come Carmine Mancuso che sono stati estradati dopo molti anni negli Stati Uniti per allontanare loro ed i legami ancora segreti che hanno con la politica. A questi si aggiunge il processo aperto dalla Corte Suprema colombiana nei confronti di Uribe che avrebbe corrotto dei parlamentari e dei senatori per far modificare la Costituzione che non ne permetteva la sua rielezione; l'eventuale condanna di colpevolezza potrebbe portare all’annullamento della sua elezione nella tornata elettorale datata 2006.
Con queste premesse Uribe ha dovuto cercare un palco dove potesse essere il protagonista positivo, e non il fulcro di tutti gli scandali politici: per questo ha cercato e ottenuto la liberazione della Betancourt che fino ad oggi non aveva mai desiderato e tentato.

L'operazione gli è riuscita almeno in Occidente: se si leggono i giornali che non fanno altro che parlare di un Uribe così forte che non può altro che essere rieletto.
Ma, a parte la propaganda occidentale a favore dell'attuale Presidente colombiano, sfugge a tutti un piccolo particolare: la Costituzione colombiana non gli permette di essere rieletto. Chissà se riuscirà a comprare altri parlamentari e modificare la Costituzione colombiana, per provare per la terza volta la scalata alla presidenza?

sabato 2 agosto 2008

Ergastolo al capo della DINA

Manuel Contreras è stato condannato ad un ergastolo più venti anni di prigione per essere stato il mandante dell'omicidio del generale Prats e di sua moglie, avvenuto il 30 settembre 1974 a Buenos Aires; ai tempi Contreras era il capo della Dina, la polizia politica cilena della dittatura Pinochet.
Il generale Prats e sua moglie furono uccisi nella notte 30 settembre 1974 mentre stavano tornando nella loro casa di Buenos Aires, dove trascorrevano il loro esilio, da una potente autobomba radiocomandata.

Prats fu nominato comandante in capo dell'esercito da Allende nel 1970 perché il suo predecessore subì un attentato; era un costituzionalista e sosteneva che le forze armate dovessero essere rigorosamente apolitiche e che il loro ruolo fosse quello di difendere la carta costituzionale ed il lavoro parlamentare.Le indagini scoprirono che l'omicidio era stato pianificato ed attuato da agenti della polizia segreta cilena (DINA), guidati da Michael Townley attuatore del famigerato Plan Condor che successivamente pianificò l'omicidio nel 1976 di Orlando Letelier, ex-ministro degli Esteri, dell'Interno e della Difesa del governo Allende.

Dopo le indagini si sono svolti due processi: uno in Argentina e l'altro in Cile.
Nel 2004 in Argentina fu condannato Enrique Arancibia Clavel, ex-agente della DINA, come uno dei due esecutori materiali dell'attentato.
In Cile, nel gennaio 2005, le accuse a Pinochet furono archiviate perché l'ex-dittatore beneficiava ancora dell'immunità; ma Pinochet non era l'unico mandante, infatti erano coinvolti Manuel Contreras, il generale Raul Iturriaga Neuman, suo fratello Roger Iturriaga e gli ex-brigadieri Pedro Espinoza Bravo e José Zara per cui il processo per loro continuò.
Finalmente il primo luglio 20008, a più di 34 anni da quell'attentato, il processo si è concluso ed ha aggiunto un nuovo ergastolo e venti anni di reclusione agli altri duecentosessantanove anni di carcere che Contreras ha collezionato per i sedici processi, già andati a sentenza, per omicidio. Oltre a Contreras sono stati condannati anche altri suoi collaboratori ed agenti della polizia politica.

martedì 29 luglio 2008

Nuovi particolari sulla Parapolitica colombiana

In Colombia imperversa lo scandalo per le indagini della magistratura, che hanno portato alla luce del sole i legami tra la politica ed i paramilitari; per adesso sono 70, tra parlamentari e senatori, inquisiti di cui 40 già agli arresti.
Durante le indagini è stato inquisito anche il cugino del presidente Uribe, Mario Uribe, che lo accompagna dall'inizio della sua carriera politica; Mario Uribe è accusato di aver comprato i voti, creato, appoggiato e finanziato i gruppi paramilitari più violenti.

Nel mezzo di questa tempesta giudiziaria che ha investito la politica colombiana, un gruppo di parlamentari aveva proposto una legge che punisse i partiti politici che sono stati infiltrati dai gruppi paramilitari.
La legge proponeva di non rimpiazzare i seggi che i parlamentari inquisiti avrebbero lasciato vuoti invece di rimpiazzarli con membri del medesimo partito.
Stranamente la legge è stata bocciata dal parlamento, cioè dall'attuale maggioranza che se l'avesse approvata presto sarebbe diventata la minoranza.
In questa situazione diventa palese che i partiti che appoggiano Uribe siano supportati, con voti e denaro, dai gruppi paramilitari.

Le indagini sulla Parapolitica hanno portato alla luce delle manovre per screditare i giudici che cercano di ricostruire i fatti; l’ex paramilitare "Tasmania" ha confessato che per delegittimare le indagini ha inventato delle accuse al giudice capo dell'inchiesta sulla Parapolitica in cambio di un trattamento di riguardo in sede di giudizio; la proposta, sempre secondo "Tasmania", sarebbe stata fatta da Mario e Santiago Uribe, cugino e fratello del presidente colombiano, anch'essi parlamentari del partito che lo sostiene.
Ogni giorno che passa vengono scoperti e comprovati nuovi particolari che arricchiscono il triste puzzle dell'inchiesta e che lasciano pochi dubbi su quanto il partito di Alvaro Uribe sia legato o forse fuso con i gruppi paramilitari.

sabato 26 luglio 2008

In Argentina dopo cento giorni

Sono passati più di cento giorni da quando in Argentina gli imprenditori agricoli hanno dichiarato guerra alle imposte sull’esportazione della soia e di altri generi alimentari, che il governo di Cristina Fernández de Kirchner ha varato per cercare di redistribuire parte della ricchezza generata dall'aumento dei prezzi dell'ultimo periodo (Sciopero Agropecuario in Argentina).
In questi cento giorni di scioperi sono stati attuati blocchi stradali indiscriminati, comportamenti criminali come lo spreco di migliaia di litri di latte versati nelle strade in un paese dove ancora molti bambini soffrono e muoiono di fame. Il Governo non ha usato il pugno duro verso questa protesta orchestrata dai grandi latifondisti ma anzi ha concesso un abbassamento delle tasse, prima aumentate, nell'esportazione della carne e del frumento. Oltre a queste concessioni il governo ha creato l'Istituto per la Ridistribuzione, per ripartire le imposte straordinarie in progetti specifici come la costruzione di 30 ospedali ipertecnologici nelle province, 60 centri per la salute, la costruzione di case popolari e la costruzione di strade provinciali su proposta di sindaci e governatori.
Le proposte del Governo argentino e della politica, sempre mirate a trovare un accordo con gli scioperanti, hanno fatto sì che i ricchi agricoltori abbiano dovuto accettare le proposte di Cristina Fernández de Kirchner.
Ora che questo scontro si sta chiudendo, almeno così sembra, ci si aspetta una tregua armata tra capitalismo finanziario e rurale da una parte ed il Governo dall'altra al fine della preparazione di nuove proteste capeggiate dai ricchi argentini vessati.

domenica 20 luglio 2008

Autonomie in Sud America

In Latino America l'integrazione tra Stati ha subito un'accelerazione da quando molti Paesi hanno deciso di eleggere capi di stato appartenenti alla sinistra.
A causa di questa virata del continente a sinistra negli ultimi tempi si è notato un ritorno alle battaglie politiche per l'autonomia di alcune regioni strategiche da sempre controllate dall'oligarchia neoliberista che è stata spogliata del potere e dell'enorme influenza che da sempre aveva.
Per cercare di recuperare potere e benefici che possedevano nel passato questi oligarchi hanno creato e preso il controllo dei movimenti secessionisti nelle regioni di Zulia (Venezuela), Santa Cruz (Bolivia) e Guayaquil (Ecuador).
Queste tre regioni, roccaforti storiche dei partiti di destra oggi neoliberisti sono ricchissimi di materie, prime come il petrolio o il gas naturale, ed ognuna di queste tre regioni sviluppa il maggior prodotto interno lordo dei propri paesi.

Chávez (presidente del Venezuela) in un discorso pubblico del primo maggio scorso ha affermato che "l'idea separatista nata nella regione di Zulia si sta espandendo e contagiando le regioni vicine di Táchira e Mérida. Tutto ciò è un male per il Venezuela e per gli enormi sforzi e progressi degli ultimi anni." Chávez è preoccupato che la spinta separatista si acceleri nel caso in cui l'opposizione vinca le elezioni regionali che si terranno a novembre del 2008, e per scongiurare questa eventualità ha affermato che "la sua coalizione deve vincere in tutte le regioni e municipi".
In Venezuela sembra che si stiano ripercorrendo le tappe che hanno portato la regione boliviana di Santa Cruz a votare il 4 di maggio del 2008 un referendum illegale che ha avuto il consenso del 83% dei votanti ma che ha avuto un percentuale altissima di astensionismo (circa il 45%).

Il presidente ecuadoriano Rafel Correa in più occasioni ha ricordato che già nel 2006 si era formato a Guayaquil la Confederación Internacional por la Libertad y la Autonomía Regional (Confilar) i cui maggiori sostenitori sono appunto le tre regioni che adesso cercano l'autonomia.
Correa crede che le oligarchie neoliberiste, non solo nella regione ecuadoriana di Guayaquil ma anche nelle altre regioni autonomiste del Latino America, non riuscendo a vincere le elezioni politiche, da alcuni anni cerchino di destabilizzare i governi legittimi e creare con la confusione generata dalle loro proteste stati indipendenti, in cui continuare a perseguire il neo liberismo e politiche imperialiste.

In questo momento particolare per le politiche neoliberiste sud americane che stanno perdendo il loro seguito risulta alquanto curioso che tre delle regioni più ricche di tre distinti Stati ricerchino contemporaneamente la via dell'autonomia: perché non hanno ricercato questa tanto agognata autonomia quando vi erano governi di destra e liberisti?